La peste (1992)
La peste (1992)
Anno 1992
Paese Argentina, Francia, Gran Bretagna
Durata 135 minuti
Genere Drammatico
Regia Luis Puenzo
Attori William Hurt, Sandrine Bonnaire, Jean-Marc Barr, Robert Duvall, Raul Julia, Norman Erlich, Lautaro Murua, Monica Tozer, Victoria Tennant, Marcos Woinsky, China Zorilla
Data uscita N.D.
Fotografia Félix Monti
Montaggio Juan Carlos Macías
Musica Vangelis
Sceneggiatura Luis Puenzo
Trama
A Buenos Aires, preceduta da una mai vista invasione di topi, scoppia improvvisa una peste bubbonica che assume rapidamente proporzioni catastrofiche. Con altri medici, il dottor Bernard Rieux – pur costretto a ricoverare in una clinica di Parigi sua moglie, l’amata Alicia, colpita da un male incurabile – non si sottrae al dovere di rimanere, al fine di arginare per quanto possibile la terribile epidemia. Raggiunto dalla madre che vuol restargli vicina Rieux viene arrogantemente contrastato nel suo arduo impegno dalle autorità sanitarie del luogo, che – per ragioni politiche – sono restìe ad ammettere l’esistenza del morbo. Le cure ai colpiti dalla peste, che Rieux assiste con una dedizione sconfinata e una professionalità mai disgiunta da una mirabile carica di umanità, non lo esimono dal seguire con indulgente simpatia Cottard, un ricercato dal passato oscuro, che gli è accaduto di assistere dopo un tentato suicidio; di prestare attenzione all’anziano Joseph Grand, che ha un curioso rapporto con i gatti del caseggiato e aspira a diventare scrittore: né di accordare benevolo interesse a Jean Tarrou, un cameraman francese, viveur insaziabile, a caccia di immagini insolite, e a Martine Rambert, la collega giornalista, tutt’altro che morigerata eppur tenacemente nostalgica di un tale, con cui ha convissuto a Parigi e che ora la trascura. Mentre per scongiurare la crescente calamità. Padre Paneloux, un prete del posto, organizza processioni e assilla in chiesa i fedeli con prediche sull’ira di Dio, che li terrorizzano, il dottor Rieux non risparmia veglie e fatiche per assistere i malati e studiare nuovi possibili rimedi. Quando le autorità sanitarie decidono finalmente di intervenire, imponendo severe misure profilattiche e ordinando l’isolamento dei colpiti in lazzaretti-lager, l’apparentemente fatuo Jean Tarrou, sconvolto dagli effetti devastanti del morbo che va riprendendo con la sua telecamera, va in crisi. La vita scioperata che conduce gli morde la coscienza, specie a confronto con il convulso prodigarsi di Rieux, giunto ormai allo stremo delle forze. Decide così di associarsi a lui nella lotta contro la peste, adoperandosi per raccogliere altri volontari. Anche padre Paneloux, abbandonato il suo tono da profeta di sventura, entra tra i volontari. Ma quando gli accade di assistere con Rieux e Tarrou alla morte straziante di un bambino, un piccolo cantore dalla voce d’angelo, rimane talmente turbato da volerne condividere la sorte in maniera repentina e spettacolare. Martine appare a tutta prima indifferente, incredibilmente chiusa nel suo ostinato proposito di raggiungere l’immemore amato. Rieux cerca di farle lasciare la città-lazzaretto – da cui è vietato a tutti di uscire per non propagare l’epidemia – con l’aiuto di Cottard, che millanta conoscenze importanti, ma i cui tentativi falliscono. La donna insiste allora presso Rieux, che non le è indifferente, per rendersi utile agli appestati, ma incontra il netto rifiuto del medico. Cottard le offre allora un ultimo espediente ambiguo per consentirle la fuga, fallito il quale non trova di meglio che abbandonarla in un infernale lazzaretto-lager. Liberata fortunosamente dall’estroso Joseph Grand, quando l’epidemia è finalmente in declino, Martine assiste con lui, in preda all’angoscia, alla morte di Jean Tarrou, ucciso dalla folle sparatoria di Cottard, che non sopporta la fine della peste, da cui contava di continuare a trar profitto.
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